3 Gennaio 2021

Mi conti la rava e la fava?

Ho fatto un corso lo scorso dicembre. Ho letto il titolo: “La Rava e la Fava” e mi è tornato alla mente mio nonno: “Ti conto la Rava e la Fava” diceva. E poi iniziava a raccontare le sue meravigliose storie. E’ bastato questo per iscrivermi.
Pensavo fosse un corso di scrittura. E lo è stato, anche. (Penelope Story Lab per i dettagli). Ma ci siamo soprattutto narrati storie attorno al fuoco, come si faceva un tempo. Racconti orali, senza traccia scritta.
Ero impacciata e mi vergognavo un po’, all’inizio. Non solo io, sicuramente, e già questo mi rassicurava almeno un po’. Man mano sono usciti dalla mia bocca, senza nemmeno accorgermene, racconti di colore diverso, verdi, gialli, rossi. E altri sono entrati dalle orecchie. Accompagnati da risate, commozione, e qualche bicchiere di vino. Ed è semplicemente diventato bello ascoltare. E bello sapere che ci fosse qualcuno ad ascoltare me. 
Ognuno a casa sua, tra l’altro, ma quantomai insieme grazie al paradosso e alle potenzialità dell’online. 
E mentre raccontavo e ascoltavo ho accostato questo al mio lavoro di tutti i giorni: anche i miei pazienti, grandi e piccoli, nella stanza di terapia imparano a conoscersi narrando. Piccole vicende di vita che prendono forma, tridimensione, colore. 
A volte storie a brandelli o piccoli frammenti che dal di dentro tornano a galla insieme a rabbie, dolori, angosce, paure. Ricordi gialli, rossi e anche neri. E veri, per il solo fatto che siano tracciati così nella memoria.  
Ricordi che si accompagnano ad emozioni difficili da raccontare o che loro vorrebbero solo dimenticare. E come dargli torto?
Ma attraverso il racconto, nuovo e diverso ogni volta, quelle stesse emozioni senza nemmeno accorgersene si diluiscono in loro, diventano una parte del tutto, e sempre più una parte di loro.
È bello vederlo accadere. Sembra quasi una magia. Ma invece no. E farne semplicemente qualcosa di magico è ingiusto soprattutto nei confronti della fatica e del dolore che spesso accompagnano questo accadimento. È invece pazienza. Quella che ci vuole a riuscire a mettere virgole dove sembrano esserci solo punti. E’ speranza e fiducia. E perseveranza nel provare ad andare avanti a raccontare. Cercando tra le parole già scritte nuove sfumature e punti di svolta mai visti. Perché ogni racconto ne ha.

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